Il Culto

I miracoli di San Giacomo

Nell’edicola dietro l’altare, all’interno del Santuario di S. Michele, domina a tutto campo S. Giacomo, patrono dei viandanti, che porta gli attributi dei pellegrini: il bastone e la bisaccia, nonché la conchiglia applicata sulla sacca, propria di chi era stato a Compostela.
Il Santo è affiancato da una serie di scenette che, in uno stile brioso e narrativo, ricordano i suoi prodigi. A sinistra è descritto il Miracolo dell’impiccato, la cui storia è riportata dalle fonti agiografiche: un giovane diretto a Santiago ed ingiustamente accusato di furto fu condannato a morte; l’Apostolo, invocato dai genitori (seconda scena), lo salvò quando era già sulla forca sostenendogli le gambe (prima scena), cosicché i genitori andarono dal pretore della città riferendogli il miracolo, per farlo liberare; questi non credette a quanto raccontato e disse che il figlio era vivo come il gallo e la gallina imbanditi sulla sua tavola, ma enunciate queste parole i due pennuti saltarono fuori dalla scodella tra gli astanti sbalorditi (terza scena). 
I riquadri a destra rappresentano altri due miracoli legati tra loro: un pellegrino assassinato viene resuscitato grazie all’intercessione di S. Giacomo che, invocato dal suo fedele compagno di viaggio, li conduce a cavallo a Santiago (prima scena);  dopo essere tornati in patria, l’amico fedele si ammala di lebbra ed il compagno per guarirlo non esita a lavarlo nel sangue dei suoi figli, come gli è stato suggerito da una voce (terza scena); i piccoli sono tuttavia salvati dall’Apostolo, che offre loro prima del sacrificio un frutto d’oro come protezione (seconda scena).
 

I miracoli della Manna

All’ingresso del Santuario di S. Michele sulla destra si trova una bella epigrafe posta nel 1721 dai procuratori della città, a memoria del miracolo che aveva fatto trasudare il dipinto di S. Michele di una manna prodigiosa.
Il testo recita in latino le seguenti parole:
«Questo tempio, celeberrimo in quasi tutto il territorio circostante, è consacrato a San Michele Arcangelo. Forestiero, anche se hai fretta, sii veneratore umilissimo, perché qui dall’anno 1715 la mirabile virtù del Principe degli angeli si mostrò con nuovo miracolo: più volte, infatti, durante le solenni celebrazioni si manifestò in modo straordinario con prodigiosa scaturigine di umore dalla sua mirabile antica effigie dipinta su un’asciutta parete».

La Madonna della Neve

Durante un’escursione in montagna in questa zona, può capitare facilmente di imbattersi in santuari o semplici cappelle sui monti.
Infatti nell’Italia meridionale la devozione per la Madonna è ricorrente e molto antica. In particolare nel Vallo di Diano è ancora molto sentita la devozione per la Madonna della Neve (una delle “Sette Sorelle” del Cilento) che si venera sulla cima del Cervati.
A Sanza il 26 luglio inizia uno spettacolare pellegrinaggio verso il monte, che culmina con il ritorno al paese il giorno 5 agosto, per celebrare Maria Santissima della Neve.
Un paese intero e non solo viene richiamato nel cuore della notte (verso le 2,30) dalle campane della Chiesa Madre di S. Maria Assunta; dopo la Santa Messa i fuochi d’artificio annunciano la partenza della statua in legno, fissata ad una stipa e portata a spalla, per il viaggio che inizia circa alle 4 del mattino.
Poi con passo spedito si va su per circa venti chilometri, attraverso boschi, valli, pianori, e pascoli da quota 500 fin sulla vetta del monte più alto della Campania. 
A Chiaia Amara l’ultimo sforzo, reso ancora più difficile dalla stanchezza accumulata nelle ore precedenti, e poi l’emozione dell’arrivo.